Cose che succedono quando nasce un bambino. Ovvero l’allattamento.

Durante la gravidanza ci facciamo milioni di pare su quello che sta succedendo al nostro corpo, su come cresce una nuova vita dentro di noi, delle milioni di cose da fare, da esaminare, da comprare, da sognare. Ma è solo nelle ultime settimane prima del tanto temuto e allo stesso tempo agognato parto che ci si pone la più fatidica delle domande: “e quando nasce cosa succede?”. Succedono tantissime cose, tutte nuove, tutte belle (ma anche no). Crediamo di non essere pronte, di non essere in grado di gestire tutto, ma invece le siamo, abbiamo risorse noi mamme che voi umani proprio non potete nemmeno farvene un’idea. 

Così ho pensato di provare a elencarle e analizzarle tutte, sempre che ci sia una fine, per cercare di dare risposte alle future mamme che si pongono domande, strappare qualche consiglio alle mamme già rodate e dare manforte a tutte le neo mamme che come me stanno provando a sopravvivere in questo delirio. 

Dunque, la prima risposta da dare è certamente l’allattamento (ta-da-da-daaa – ovvero Sinfonia n.5 di Beethoven).

Cosa succede: appena nasce il bimbo il tuo seno secerne una specie di latte che si chiama colostro. È una sorta di “pre-latte” che è pieno di sostanze super nutrienti fondamentali per il bimbo, il quale, tra l’altro, ne è ghiotto, almeno il mio. Appena nato, infatti, l’ho preso in braccio e manco mi ha guardata in faccia, lo screanzato, per andare subito a cercare la tetta e succhiare questo popò di colostro. L’attaccamento al seno stimola la formazione del latte vero e propio il quale arriva dopo un paio di giorni dal parto con la cosiddetta montata lattea: le tue tette diventano improvvisamente due macigni duri come il marmo e fanno un male cane. A questo punto il tuo pupo dovrebbe attaccarsi e ciucciare come se non avesse mai mangiato in vita sua (cosa vera del resto).

A me è successo proprio così, Matto Mattia è nato magrolino e super affamato. Ma non tutti  sono così: capita che i bimbi siano pigri e che non si impegnino tanto nel succhiare, perché non è mica cosa semplice, sai. Loro sono piccini e devono metterci molta forza per succhiare bene tutto sto latte, è molto faticoso. L’unica soluzione è insistere se si vuole davvero allattare al seno e non ricorrere subito a tettarelle facilmente succhiabili a cui ci si abitua velocemente. E chi glielo fa fare poi di tornare a faticare al seno! Ma se non si stimola correttamente l’attaccamento al seno il bambino continuerà ad essere pigro e preferire il biberon, e il tuo latte, come è arrivato, tanto velocemente se ne va. 

Con questo non voglio giudicare chi ricorre al latte artificiale: l’allattamento al seno non è così semplice e scontato, certo è preferibile per miliardi di ragioni, ma nessuno è mai morto di biberon.

Ad ogni modo, io sono stata fortunata: bambino ciuccione e latte a volontà. Da qui l’eterno dilemma: allattamento a richiesta o no? Di solito sì. Io sì. Anche perché non potendo sapere quanti ml di latte beve Matto Mattia bisogna assecondare le richieste del suo piccolo stomaco il quale vorrebbe essere sempre pieno. Tempo di autonomia media: 3 ore tra una poppata e l’altra. Tempo di autonomia di Matto: 1 ora di giorno, 2 di notte. 

E questo vuol dire tre cose: 1) ragadi assicurate (ci tengo a precisare che non sono eterne, durano 3 o 4 giorni, il mio rimedio è stato Vea Olio – sempre sia lodato); 2) rischio di mastite dietro l’angolo (vuol dire che si forma un ingorgo e ti viene la febbre altissima e stai di merda – almeno questa me la sono evitata grazie al cielo); 3) l’annullamento definitivo della mamma: tu esisti solo in funzione di lui, il resto non conta. 

Ora sono quattro mesi che sta andando avanti questa storia e ancora non sono riuscita ad andare dal parrucchiere ad esempio, o in palestra, o a fare qualunque attività che richieda più di un paio d’ore altrimenti chi lo nutre mio figlio? A breve dovrei rientrare al lavoro, qualcuno mi spiega perché i medici consigliano l’allattamento al seno fino almeno al sesto mese di vita mentre dopo tre mesi la mamma dovrebbe rientrare al lavoro? No, ditemelo voi.

Non voglio tediarvi oltre con la faccenda allattamento, che porta con sé una miriade di sbattoni allucinanti (ad es. fame incontrollata e conseguenti kg extra, perdita di capelli, unghie indebolite, sonno perenne, azzeramento della vita sociale, nervi a fior di pelle, e chi più ne ha più ne metta), ma ci tengo a sottolineare che la soddisfazione di nutrire tuo figlio e vederlo crescere sano è qualcosa che non ha prezzo e che rende noi mamme davvero speciali. Mattia è nato piccino, pesava solo 2,490 kg e ora ha sfondato la soglia dei 7 kg, il tutto con il solo latte della sua mamma. E questo ripaga tutti gli sbatti possibili immaginabili.

E voi mamme siete riuscite ad allattare al seno?

1 Comment

  1. E

    17 giugno 2018 at 10:09 PM

    Ti capisco … ti dico solo che ne vale la pena!!! 🙂
    E dormire col bambino ti può aiutare.
    Per quanto riguarda il tornare al lavoro ai 3 mesi, è assurdo (secondo me), ma la società non è molto volta al benessere di madri e figli, la gente ancora si scandalizza se vede un memento di allattamento, anche senza effettivamente vedere nulla!

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